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Petöfi,
Ady, József
Questa antologia raccoglie le poesie di tre fra i più grandi poeti ungheresi. La scelta delle liriche vuole semplicemente enucleare alcune suggestioni per un discorso sulla poesia rivoluzionaria, il più attuale che ancora oggi si possa tentare sui destini della poesia. L'esistenza di una "linea rivoluzionaria" che lega i tre poeti è universalmente riconosciuta. é difficile infatti rinvenire nelle storie letterarie europee un'evoluzione cos" coerente, un discorso tanto limpido e organico, una sintesi cosė valida: Petöfi, Ady, József appaiono quasi come le incarnazioni successive di uno stesso poeta. |
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Julio Cortàzar
Le preziose poesie del grande narratore
argentino, la sua scrittura segreta e sotterranea. Cortàzar,
raffinato edificatore di architetture verbali, dove dominano il
gioco dell'intelligenza e dell'immaginazione, la trasgressione
dei codici, la decontestualizzazione degli oggetti e dei personaggi,
è poeta continuamente sospeso fra la ricerca della rottura
nell'ordine (del mondo, delle cose, della poesia stessa) e la
possibilità della costituzione di un nuovo ordine. Per
questo è un rivoluzionario nei contenuti e nel linguaggio
poetico, dove la lingua è oggetto di negazioni, spostamenti,
violenze, duplicazioni e scambi. |
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POESIE
E CANTI DEGLI INCAS QUECHUA
prefazione e traduzione di Gianni Toti
La prima antologia di poesie e inni composti
nella lingua quechua, la lingua orale del popolo Inca. Opere miracolosamente
sopravvissute a secoli di silenzio grazie alla memoria popolare,
alle trascrizioni di alcuni studiosi e alla rinascenza di una
cultura indigenista nella prima met di questo secolo. Recuperate
dall'appassionata ricerca di Alejandro Romualdo, Sebàstian
Salazar Bondy e Gianni Toti, possiamo finalmente leggere le antiche
orazioni, gli inni, le poesie e canzoni popolari, le poesie folkloriche
e drammatiche. Dall'Impero fino e oltre la Conquista, la testimonianza
dolorosa e viva della scomparsa di un popolo. |
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Nazim Hikmet
Il grande poeta turco Nazim
Hikmet, perseguitato
prima da Atatürk poi dal governo filohitleriano, durante
i dodici anni di carcere scrisse un monumentale e intenso affresco
della sua terra, un poema di oltre settemila versi in gran parte
perduto, disperso o distrutto dalla polizia turca. Ne resta, quasi
del tutto integro, questo terzo libro, in cui uomini e donne prendono
vita: compagni di pena, custodi, infermiere, contadini, tutte
figure ritratte con intensit e vividezza di immagini e con
una partecipazione che fa delle singole vicende un grandioso canto
corale. |