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Le ragioni della collera
di Julio Cortázar


A più di venti anni dalla prima uscita in Italia, Edizioni Fahrenheit 451 propone ai lettori una nuova imperdibile edizione che fa di quest'opera un libro nuovo e impreziosito da cinque collage di Rosalba Campra, da una poesia inedita ritrovata e da una recensione di Gianni Toti del '65.

"Di tutto quello che hai scritto, ciò che realmente mi piace è la tua poesia”.
Questa affermazione di un lettore e traduttore italiano durante il Congreso Cultural de La Habana del 1968 fu uno dei motivi che convinsero finalmente Cortázar a pubblicare nel 1971 Pameos y meopas, la sua seconda e successiva raccolta dopo Razones de la cólera (in realtà la terza. La prima raccolta del 1938, Presencia, fu scritta sotto falso nome).
Produzione minore – si sorride quasi ad associare il concetto di minore a Cortázar – quella poetica, rispetto a un corpus di scritti che, seppur attraverso stili differenti, mantiene di fondo una chiave di lettura univoca per scardinare la realtà e i processi logici che ne stanno apparentemente alla base, inchiodando il lettore fino a far piangere “… un pianto di verità, faccia al vento / che frodavi tanto agilmente… le disgrazie che credevi altrui … la calma della pace senza merito…”
Rapporto irrituale, peraltro, quello di Cortázar con la poesia. Non ne abbandonò mai la frequentazione nel corso della sua produzione narrativa ma ne relegò di fatto i suoi frutti in due monumentali contenitori, pubblicati a distanza di oltre quindici anni l’uno dall’altro, e per circostanze quasi fortuite.
Lo stesso “gioco di circostanze curiose” che fa incontrare lo scrittore con il “suo” traduttore Gianni Toti, da cui emerge “il piccolo numero di poesie … che mai avrei pensato di pubblicare”.
Un lasso di tempo - i quindici anni - e un vissuto umano e letterario di fondo, che si avverte in tutta la sua gravità al rileggere insieme le due raccolte. In un percorso che si sviluppa contro le leggi della fisica, in cui la freccia del tempo è volta all’indietro, mentre le poesie più recenti ci offrono una figura che rappresenta la tradizione dell’alchimista, del “hacedor” che con la semplice parola crea mondi – in questo, degno e forse unico erede di Borges –, quelle che compongono le Razones de la cólera sono pervase da una nostalgia, da una speculazione che sfocia nella intimità di una confidenza ad un amico. Nessuna distonia, solo la perfetta incarnazione del perfetto archetipo argentino.
Cortázar riesce dunque, con lievità, a ripercorrere sulle pagine di questo poderoso libro ciò che l’abilità dei tangheri disegna attraverso le rivoluzioni dei corpi e gli intrecci degli sguardi, al ritmo di Gardel, con “le mani … che tessono un silenzio intollerabile di tanghi e discorsi”.

 Disegno Cortazar Campra 

Julio Cortázar

Julio Cortázar nasce il 26 agosto 1914 a Bruxelles, da genitori argentini. Stimato da Borges, spesso paragonato a Cechov o Edgar Allan Poe, Cortázar è stato un grande scrittore argentino nei generi del fantastico, del mistero e della metafisica.
Nel 1938 pubblica "Presencia", la sua prima raccolta di poesie, con lo pseudonimo di Julio Denis. Nei primi anni '40 pubblica articoli critici e saggi su vari autori come Rimbaud o Keats e dal 1952 inizia a lavorare come traduttore indipendente per l'Unesco.
Il primo grande successo di Cortázar sono i racconti di Bestiario (1951), dove reale e surreale si mescolano con conclusioni ai limiti del paradossale, tipiche di una certa tradizione letteraria argentina, che viene in quegli anni portata alla luce nelle opere di Jorge Luis Borges.La misura più tipica di Cortazar è certamente l'opera plurigenere, in cui convergono le forme del poema-racconto-saggio, senza escludere incursioni nella poesia come testimonia la raccolta “Razones de la cólera” (1950 – 1956).
Seguirono altre raccolte di racconti, tra cui "Le armi segrete" (1959), che ospita uno dei suoi racconti più noti, "Il perseguitore", ispirato alla figura del jazzista Charlie Parker, "Le bave del diavolo" (1969), da cui Michelangelo Antonioni ricavò "Blow-up", e “Storie di Cronopios e Famas” (l962).
La sua vita passata tra Francia e Argentina trova i suoi frutti più maturi nel suo capolavoro "Rayuela, il gioco del mondo" (1963), opera sull'esilio e sulla estraneità e antiromanzo (il titolo avrebbe originariamente dovuto essere "Mandala") in cui l'esperienza parigina e argentina si affiancano in un puzzle in cui appaiono l'una l'esatto complementare dell'altra.
Tra le sue altre opere si ricordano i romanzi "Componibile 62" (62/Modelo para armar, 1968), e "Libro di Manuel" (1973); le raccolte di racconti "Ottaedro" (1974), "Qualcuno che passa di qui" (1977), "Un tal Lucas" (1979), "Tanto amore per Glenda" (Queremos tanto a Glenda, 1981); il saggio "Il giro del giorno in ottanta mondi" (La vuelta al día en ochenta mundos, 1967) e il lavoro critico, uscito postumo, "Immagine di John Keats" (1996).
Julio Cortázar si spegne il 12 febbraio 1984 a Parigi, dove riposa nel cimitero di Montparnasse.