Gaspar de la Nuit

Il Gaspard de la Nuit, di Aloysius Bertrand, uscito in Francia sul finire del milleottocentoquarantuno, un anno dopo la morte del suo autore, per l’editore Victor Pavie, è un capolavoro indiscusso: conosciuto da tutti ma assai poco letto, almeno in Italia.  Il critico Max Miller ha scritto infatti: “È raro assistere alla nascita di un genere letterario, più raro ancora poter collegare questa nascita al nome di uno scrittore”.  Si può fare in questo caso, invece, perché Gaspard de la Nuit è, senza se e senza ma, il primo e indiscusso capostipite del poema in prosa.    Il poema è uno spazio fantastico che sa accogliere i chiaroscuri della vita parigina, che sa parlare dei poveri e dei nobili, della campagna e dello spirito umano.  Baudelaire scriverà nella dedica ad Arsène Houssaye dello Spleen de Paris: “Mentre sfogliavo, per la ventesima volta almeno, il famoso Gaspard de la Nuit di Aloyisius Betrand - un libro conosciuto da voi, da me e da qualcuno dei nostri amici, non ha tutto il diritto di essere chiamato famoso? – m’è venuta l’idea di tentare qualcosa di analogo”. I versi in prosa di Bertrand hanno dunque avuto grande influenza sul molti altri poeti, tra cui Baudelaire appunto, ma uno dei più grandi tributi è stata la suite Gaspard de la Nuit: Trois poèmes pour piano d’après Aloysius Bertrand, l’opera per pianoforte solista di Maurice Ravel a essi ispirata.

Gaspard de la Nuit viene oggi presentato nella traduzione di Antonio Veneziani, considerato uno dei maggiori autori di poemi in prosa italiano: basti pensare a Fototessere del delirio urbano, Sudore e asfalto, Cronista della solitudine.

Il volume è impreziosito da una introduzione di Renzo Paris e da immagini disegnate appositamente per questa edizione da: Annalaura Longo, Simone Lucciola, Paolo Di Orazio, Emanuela Del Vescovo, Maurizio Ceccato, Stefano Centonze.

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