Scheda completa - Ammettiamo che l'albero parli

Giosuè, un giovane scrittore, in un raptus di ordinaria follia, uccide la madre, Elsa. Accecato dal dolore, s’inventa un suo universo, più reale della realtà. In questo mondo, del tutto autentico, Giosuè incontra Maryam, una ragazza che amerà fino a perdere il senno ma che lo lascerà senza appello. Elaborando il dolore, Giosuè farà i conti con il suo essere, fino ad ammettere finalmente il suo delitto. Solo e abbandonato a se stesso, in una cella di un manicomio, espierà le sue colpe attraverso il suicidio, non prima, però, di ammettere che la vita è sogno o, forse, incubo. Non esiste un amore o una violenza di genere. La violenza, soprattutto, è da aborrire in quanto tale. Se noi viviamo in un mondo violento dove il più piccolo è sempre sopraffatto dal più forte, probabilmente i valori che hanno tenuto assieme la società sino ad ora, hanno esaurito la loro funzione. L’arte e la letteratura sembrano essere l’unica nostra salvezza.

Claudio Marrucci - Laureato in Lingue Moderne alla Sapienza di Roma, máster in Profesorado de Lengua Española, licenciado in Filología Hispánica all’Università Complutense di Madrid, ha pubblicato il suo primo libro a sedici anni, Una Sorda Rabbia, in una collana diretta da Antonio Veneziani. Da allora, ha tradotto vari autori - tra cui Reinaldo Arenas, Lewis Carroll, D.H. Lawrence, María Teresa León, Radclyffe Hall – pubblica racconti e poesie e cura antologie e raccolte di saggi. Ha ideato e co-diretto la rivista underground, di arte e letteratura, Ciclostile, collaborando, tra gli altri, con: Toni Morrison, Elie Wiesel, Pedro Almodóvar, Annie Proulx, Edmund White, Gore Vidal.

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